[Diario di bordo] Enterprise Social 2.0: RIP or ROI? Amsterdam 27 Gennaio 2010

by Alistair Toffoli on January 28, 2010

Dopo le gustose anticipazioni del pre conferenza di ieri sera (una chiacchierata con i due speakers americani: Ellen Petry Leanse di Google e Adam Wallace del Roger Smith Hotel – purtroppo nella location non c’era la connessione ad internet per cui posterò successivamente qualche dettaglio) eccoci al primo giorno di Enterprise Social 2.0: Rip or Roi in Amsterdam.

La mattina comincia con l’intervento di Eva Buschkrei di Vodafone, intitolato “Enhancing corporate performances through integrating social media“. Il tema centrale riguarda la ricerca di indicatori di performance e Vodafone risponde con 5 punti chiave da indagare:

1) Social Authority

2) Social Conversations

3) Social Sentiment

4) Social Network Valuation

5) Social Conversion and referral

Secondo Eva Buschkrei siamo sulla strada giusta per le misurazioni di performance ma non si è ancora in grado di capire quali sono i canali di misurazione.

Il secondo keynote della giornata prevede Ellen Petry Leanse. Ellen è da 25 anni nel settore IT e ha lavorato per molte aziende tra cui Apple, Oracle e ora Google.

L’intervento si intitola “Building business momentum, visibility and growth through social media“. Il punto centrale dell’intervento riguarda i case studies che vengono presentati, classificati come “Marketing” (il più interessante riguarda Roz Savage, una scienziata che ha un forte seguito su Twitter e su Facebook), “Product Development” (quindi si parla di crowd sourcing), “Customer Care” e “Brand 2.0″.

Dopo la prima pausa si presenta sul palco Matteo Rizzi di SWIFT. Matteo è responsabile del lancio di Innotribe, la innovation community di SWIFT, quindi un contenitore per idee, lanciato pochi mesi fa. Il keynote riguarda Innotribe e altri strumenti, anche sofisticati di crowsourcing come Mindtagger.com (uno strumento che permette di ricevere endorsement e tag in modo da avere un feedback continuo sul proprio lavoro). Il tema delle misurazioni è sempre presente e secondo Matteo Rizzi le metriche intangibili (Collaborazione, Trasparenza e Time to Market) sono quelle più interessanti.

L’ultimo intervento prima della pausa pranzo è di Hugo Raaijmakers e Marco Roncaglio entrambi di Philips e il tema predominante è la sfida che si è posta Philips di creare un modello ibrido tra top-down e bottom-up, per dirla con le loro parole: “Creare un approccio top down, guidando e supportando un approccio bottom up”. Philips utilizza un “social media gateway system”, una catena di valore con passi operativi ben definiti. Per realizzare un cambiamento di approccio è necessario definire i proprio obiettivi (in particolar modo quelli relativi ai social media) e a livello di organizzazione, l’idea è quella di creare un team centrale che sia un punto di riferimento per tutta l’azienda.

Pausa pranzo poi si ricominciano le sessioni pomeridiane con un workshop che prevede la divisione in gruppi e la discussione di una strategia su diverse aree di Business (Customer Care, Marketing, HR e Product Development).

Le sessioni vere e proprio riprendono con l’intervento di George Eduardo Dias, Senior VP E-Business di L’Oreal. L’Oreal ritiene che la bellezza sia un’attività sociale e questo porta le persone a comunicare. Il management ha ripreso alcune idee contenute nella “Coda Lunga” di Chris Anderson e nel Cluetrain Manifesto. Il business di L’Oreal si snoda su diversi livelli, alcuni di nicchia altri di massa, per cui le tesi dei due testi sopracitati trovano applicazione facilmente. La conclusione è che un social commerce è sempre una situazione vincente per entrambe le parti, consumatore e produttore. Bisogna riuscire a reinventare il mass retail e per farlo bisogna aiutare la massa ad arrivare alle informazioni.

Dopo L’Oreal tocca ad Stefan Kruijer di Airbus nel keynote intitolato “Dealing with high expectations and serious resistance of implementing social media programmes in Airbus”. Stefan è responsabile per il portale dei dipendenti di Airbus.

La sfida di Airbus è non solo quella di dover soddisfare aspettative alte da parte degli impiegati (la maggior parte sono ingegneri che si aspettano una compagnia moderna e all’avanguardia) ma anche quella di gestire una seria resistenza: i documenti devono essere validati, ci sono molti problemi legali, c’è il rischio di perdere il controllo della comunicazione, alcuni potrebbero chiedersi se vale la pena di usare nuovi strumenti (Wiki su tutti) e quali sono i benefici reali per l’azienda. Come fare dunque a superare queste problematiche?

Airbus ha deciso di migliorare la percezione del management a proposito di tematiche web 2.0, cercando di essere onesti sui pro e contro e mostrando le esperienze compiute. Si è cominciato con tematiche leggere (upload di foto, forum per i family days)  poi si è passati ad implementare il servizio Wiki.

Esperienze positive riguardano il feedback positivo a proposito dell’interfaccia, l’aumento delle richieste dello spazio Wiki e diversi spazi Wiki che funzionano bene. Per quanto riguarda gli aspetti negativi, molte pagine erano modificate da 2 dipendenti (di 500 pagine, il 97%!). Le lezioni apprese sono che i nuovi spazi Wiki dovranno essere preparati meglio e sarà necessaria più comunicazione e più promozione.

L’ultimo speech della giornata è tenuto da Kess Mulder, Director Corporate Business Development  e VP EAMER Eastman Kodak Company. Il titolo è “Building a Sound Business Case for Social Media Programs: the Kodak Case“. Kodak era davanti ad una scelta molto semplice: innovare o sparire, il che è naturale visto che il core business originale di Kodak erano le pellicole, che attualmente non esistono più sul mercato. Questo concetto viene spiegato con un video molto divertente che apre la presentazione.

Kodak è molto presente sui social media, basta guardare qui : ci sono 3 blog (alcuni sono personali altri sono creati ad hoc per i prodotti e per i clienti), 6 pagine Facebook in diverse nazioni. Qual è la strategia sui social media? Semplice, le 4 E di Kodak. Engage (coinvolgere le persone), Educate (educare le persone all’uso dei social media), Excite (è il tempo di eccitare le persone per coinvolgerle) e Evangelize (parlare del prodotto in modo positivo). Più si lavora su queste quattro leve, maggiori sono i risultati ottenuti.

Successivamente vengono presentati gli obbiettivi per il 2010 (riassumibili in una crescita globale in diverse focus area, in particolare B2B e Mobile) e un case study relativo alla Kodak Pocket Video Camera e l’uso dei social media per promuoverla. Le reazioni sono state positive tranne per un commento del Boston Globe, secondo il quale il nome Zi8 era pessimo. Kodak ha coinvolto la propria community per trovare un nuovo nome. L’intervento si chiude con una serie di suggerimenti su come implementare una strategia di comunicazione basata sui social media. Da evidenziare come Kodak creda molto nelle communities e di conseguenza nella partecipazione a queste (“partecipa alle communities che hai creato”!)

Questo il diario di bordo della prima giornata dell’evento. A domani per un resoconto della seconda e conclusiva giornata di Enterprise 2.0: RIP or ROI?

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